[ Pobierz całość w formacie PDF ]
ALEX KAVA
FRAZIONE DI SECONDO
(Split Second, 2001)
Â
Per Amy Moore-Benson,
Dianne Moggy e Philip Spitzer,
un team incredibile
che è riuscito a tramutare
i miei sogni in realtà .
Il primo libro è stato un privilegio.
Il secondo, un onore.
Â
Prologo
Â
Penitenziario della Contea di North Dade
Miami, Florida
Venerdì 31 ottobre, Halloween
Â
Del Macomb si asciugò il sudore dalla fronte con la manica della camicia. Il cotone ruvido della divisa gli si era attacÂcato alla schiena ed erano solo le nove del mattino. Com'eÂra possibile che fosse ancora così caldo e umido alla fine di ottobre?
Era cresciuto poco a nord di Hope, nel Minnesota, dove probabilmente si stava già formando il ghiaccio sulle rive del Silver Lake e suo padre scriveva i suoi sermoni guarÂdando le oche delle nevi volargli sopra la testa. Del si scoÂstò dalla fronte una ciocca di capelli bagnati e il pensiero di suo padre gli fece venire in mente che era l'ora di andare dal barbiere. Che buffo pensiero e, cosa ancora più buffa, che nostalgia di casa.
«Allora, chi è il bastardo che ci tocca accompagnare?»
Il suo collega lo sorprese. Del trasalì nel sentire il linÂguaggio usato da Benny Zeeks e si voltò verso l'ex marine dal torace robusto per vedere se l'aveva notato. Di sicuro non aveva voglia di sorbirsi un'altra predica, anche se da Benny aveva ancora tanto da imparare.
«So solo che si chiama Stucky.» Si chiese se Benny ne aveva sentito parlare, perché aveva l'aria preoccupata.
Benny Zeeks era quasi una leggenda al penitenziario della contea di North Dade e non tanto per i suoi venticinÂque anni di servizio, ma soprattutto perché gran parte di quei venticinque anni l'aveva passata a Starke, nel braccio della morte, se non addirittura nell'ala X. Del aveva visto le cicatrici che il collega aveva riportato nelle risse vinte conÂtro i detenuti di quell'ala, perennemente in cerca di un diÂversivo all'isolamento tombale in cui erano confinati.
Osservò Benny tirarsi su le maniche senza arrotolarle, scoprendo le vene gonfie degli avambracci e mostrando una delle mitiche cicatrici sovrapposta al tatuaggio di una ballerina polinesiana ora dotata di una riga rossa frastaÂgliata che le attraversava l'addome, come se fosse tagliata in due. Flettendo il braccio Benny riusciva ancora a farla danzare: la parte inferiore si muoveva lenta, sensuale, mentre quella superiore rimaneva immobile, separata dal resto. Quel tatuaggio affascinava Del. Lo attirava e lo diÂsgustava al tempo stesso.
Benny salì sul furgone blindato dalla parte del passegÂgero, concentrato sui suoi piedi e sugli stretti gradini che portavano alla cabina. Si muoveva più lentamente del soliÂto, quel mattino, e Del capì che stava smaltendo la sbornia della sera precedente. Lo raggiunse e si sistemò al posto di guida, facendo finta di niente per l'ennesima volta.
«Chi hai detto che è questo bastardo?» chiese Benny, mentre con le dita corte e tozze cercava disperatamente di svitare il tappo del thermos alla ricerca di un po' di caffè. Del avrebbe voluto ricordargli che la caffeina l'avrebbe fatÂto sentire peggio, ma anche se era in servizio solo da quatÂtro settimane, aveva imparato che era meglio non interferiÂre con Benny Zeeks.
«Oggi sostituiamo Brice e Webber.»
«E perché?»
«Webber ha l'influenza e Brice ieri sera si è rotto una mano.»
«Come cazzo si fa a rompersi una mano?»
«So solo che se l'è rotta, non come ha fatto. Ero sicuro che odiassi la monotonia del nostro solito giro, oltre che il traffico per arrivare in tribunale.»
«Già . Speriamo che non ci siano troppi moduli da riemÂpire.» Benny era irrequieto, come se temesse quel cambiaÂmento di programma. «E se questo è il giro di Brice e Webber, vuol dire che il bastardo è diretto a Glades, giuÂsto? Lo mettono sotto protezione fino all'interrogatorio e dev'essere un gran bel bastardo se non lo vogliono tenere quaggiù.»
«Hector mi ha detto che si chiama Albert Stucky e che non è poi così antipatico. È intelligente e gentile. Hector mi ha anche detto che ha abbracciato la fede in Gesù Cristo Salvatore.»
Del avvertì l'occhiataccia di Benny, girò la chiave e mise in moto il furgone. Lo lasciò scaldare per un po', cercando di proteggersi dal sarcasmo del compagno. Accese il conÂdizionatore che li investì di aria calda. Benny allungò il braccio e lo spense.
«Dai tempo al motore. Vorrei evitare l'aria calda sulla faccia.»
Del si sentì arrossire. Si domandò se al mondo esisteva qualcosa che potesse fargli guadagnare la fiducia del colleÂga poi, ignorando la propria rabbia, abbassò il finestrino. Prese il registro di viaggio e trascrisse il chilometraggio e la quantità di benzina, cercando di calmarsi un po' con le operazioni quotidiane.
«Aspetta un momento» disse Benny. «Albert Stucky? Ho letto qualcosa sul Miami Herald. I Feebie l'hanno sopranÂnominato il Collezionista.»
«I Feebie?»
«Sì, quelli dell'Fbi. Cristo, ragazzo, ma non sai proprio niente?»
Questa volta Del sentì il rossore salirgli alle orecchie. GiÂrò la testa e fece finta di controllare lo specchietto retroviÂsore.
«Questo Stucky» continuò Benny, «ha seviziato e massaÂcrato tre o quattro donne, e non solo qui in Florida. Se è quello che penso io, è un vero bastardo. E se dice di aver trovato Gesù Cristo, puoi scommettere che lo fa per salvare il culo dalla sedia elettrica.»
«La gente cambia. Tu non credi che la gente possa camÂbiare?» Del guardò Benny. Il collega più anziano aveva le sopracciglia madide di sudore e lo stava fissando con occhi venati di sangue.
«Cristo santo, ragazzo. Credi ancora a Babbo Natale?» Benny scosse la testa. «Non spediscono un detenuto in atÂtesa di processo in un carcere di massima sicurezza solo perché ha ritrovato Gesù.»
Benny si voltò a guardare dal finestrino sorseggiando il caffè. In quel modo non colse l'espressione di Del. Non poÂteva farci niente: ventidue anni passati con un padre prediÂcatore lo portavano a comportarsi in quel modo, un modo che per lui era naturale come grattarsi. Alle volte lo faceva addirittura senza accorgersene.
Del infilò il registro di viaggio nella tasca laterale e inÂgranò la marcia. Diede uno sguardo al carcere: il sole batÂteva implacabile sul cortile dove alcuni detenuti si spintoÂnavano per una sigaretta nell'afa intollerabile. Come poteÂvano star fuori senza un minimo di ombra? Dentro di sé aggiunse una voce alla lista dei trattamenti ingiusti. Nel Minnesota si era dato molto da fare per la riforma carceraÂria. Ultimamente il trasloco e il nuovo lavoro lo avevano tenuto troppo occupato, ma l'elenco continuava ad aggiorÂnarlo per quando avrebbe avuto più tempo. Poco alla volta si era conquistato il suo posto nella battaglia per la chiusuÂra dell'ala X di Starke.
Mentre si avvicinavano all'ultima barriera guardò nello specchietto retrovisore e fece quasi un sobbalzo quando si accorse che il detenuto lo stava fissando. Attraverso la spessa lastra di vetro quei penetranti occhi scuri erano puntati su di lui.
Del riconobbe qualcosa negli occhi del prigioniero e senÂtì una morsa allo stomaco. Aveva visto quello stesso sguardo quando era bambino, durante uno dei viaggi con il padre. Erano andati a trovare un condannato che suo padre aveva conosciuto durante una delle riunioni di cateÂchismo in carcere. Durante quella visita il detenuto aveva confessato tutte le inimmaginabili nefandezze cui aveva sottoposto la sua famiglia - la moglie, i cinque figli, perfino il cane - prima di sterminarli tutti.
I dettagli che Del aveva ascoltato quel giorno lo avevano traumatizzato, ma la cosa peggiore era stato il piacere perÂverso che il condannato provava nel raccontarli e nel vedeÂre la reazione di un bambino di dieci anni. Adesso Del aveva rivisto lo stesso sguardo negli occhi dell'uomo che sedeva nel retro del furgone e per la prima volta in dodici anni, gli parve di guardare negli occhi il Male in persona.
Distolse lo sguardo e cercò di evitare di guardare all'indietro. Superò l'ultima barriera, si diresse verso l'autostrada e finalmente poté rilassarsi. Adorava guidare, gli perÂmetteva di pensare, ma quando d'un tratto svoltò a siniÂstra, Benny, che sembrava immerso nei suoi pensieri, iniziò ad agitarsi.
«Dove cazzo stai andando? L'Interstatale 95 è dall'altra parte.»
«Ho pensato che potevamo prendere la scorciatoia. La 45 è meno trafficata e guidare è più rilassante.»
«Secondo te me ne frega qualcosa di rilassarmi?»
«Si risparmia almeno mezz'ora. Consegniamo il prigioÂniero e avremo una mezz'oretta in più per il pranzo.»
Sapeva che il partner non avrebbe avuto da obiettare alÂl'idea di una lunga pausa pranzo e si accorse che, se aveva sperato di fare buona impressione su Benny, c'era riuscito. Benny si allungò sul sedile, si versò dell'altro caffè, poi steÂse il braccio e accese l'aria condizionata. Questa volta l'aria che inondò la cabina era fresca e Benny rivolse a Del uno dei suoi rarissimi sorrisi. Finalmente aveva fatto una cosa giusta: Del si appoggiò allo schienale e si rilassò.
Dopo circa mezz'ora, usciti dal traffico cittadino di MiaÂmi, sentirono un rumore sordo provenire da dietro. All'iniÂzio Del pensò di aver toccato con la marmitta, ma il rumoÂre continuò. Veniva dalla parte posteriore del furgone, ma dall'interno, non da sotto.
Benny cominciò a battere con il pugno sulla parete diviÂsoria in acciaio. «Stai fermo, imbecille.»
Si girò per guardare attraverso il rettangolo di vetro che separava la cabina di guida dal retro del furgone. «Non si vede un cazzo.»
Il rumore aumentò fino a far vibrare i sedili. Come se qualcuno colpisse le pareti metalliche con una mazza da baseball. Supposizione ridicola: era del tutto impossibile che il detenuto avesse con sé un oggetto anche lontanaÂmente simile a una mazza da baseball. Benny sussultava a ogni colpo e si sfregava le tempie. Del si voltò e vide la balÂlerina polinesiana ancheggiare a ogni pugno che Benny sferrava contro la parete divisoria.
«Allora, la vuoi smettere?» urlò Del, aggiungendo la propria voce ai rumori che gli stavano facendo scoppiare la testa.
Con ogni probabilità il prigioniero non era stato legato completamente e si buttava di peso contro le pareti del furgone. Anche ammesso che non li facesse impazzire prima della fine del viaggio, c'era il pericolo che si facesse male sul serio. E Del non voleva la responsabilità di conseÂgnare un detenuto malconcio. Rallentò, accostò al ciglio della strada e fermò il furgone.
«Cosa cazzo fai?» gli chiese Benny.
«Non possiamo andare avanti così fino alla fine del viaggio. È chiaro che non lo hanno legato completamente.»
«E perché dovevano? Ha abbracciato Gesù Cristo SalvaÂtore!»
Del scosse la testa senza rispondere. Mentre scendeva dal furgone si rese conto che non aveva la più pallida idea di come affrontare un detenuto che era riuscito a liberare un braccio o una gamba dalle cinghie di cuoio.
«Aspetta un attimo, ragazzo» gli urlò Benny, scendendo a sua volta. «A questo bastardo ci penso io.»
In un attimo fu dall'altro lato e Del si accorse che ondegÂgiava.
«Sei ancora ubriaco.»
«E allora?»
Del ritornò nella cabina e prese il thermos, allontananÂdolo appena Benny cercò di afferrarlo. Aprì il tappo e sentì l'odore del caffè corretto.
«Brutto figlio di puttana.» Rimasero entrambi sorpresi da quelle parole. Ma invece di scusarsi, Del scagliò il therÂmos lontano, mandandolo a frantumarsi contro una rete di recinzione.
«Dannazione! Era l'unico che avevo, ragazzo.» Per un attimo Benny sembrò voler andare a raccoglierne i pezzi nel fosso sotto la rete, invece si girò e fece ritorno a grandi passi verso il furgone. «Vediamo di farlo star zitto, questo bastardo!»
I colpi continuavano, sempre più forti, e il furgone onÂdeggiava.
«Credi di farcela?» chiese Del, abbastanza arrabbiato e deluso da permettersi un certo sarcasmo.
«Cazzo, sì. Facevo tacere bastardi del genere quando tu succhiavi ancora il latte dalle tette di tua madre.» Benny impugnò la pistola d'ordinanza ma dovette lottare con la fondina prima di riuscire a estrarla.
Del si domandò quanto alcol avesse in circolo. Era in grado di usare l'arma? La pistola era carica? Fino a quel giorno erano stati Brice e Webber a trasportare i criminali di quel calibro a Glades o a Charlotte, mentre lui e Benny si occupavano di ladruncoli e truffatori, scortandoli al triÂbunale della contea di Miami. Del aprì la fondina con maÂno tremante e quel gesto gli fece uno strano effetto.
Il rumore si interruppe nel momento in cui Del iniziò ad aprire il pesante portellone posteriore. Guardò Benny in piedi accanto a lui con la pistola puntata e colse un lieve tremore della mano del collega che gli causò un accesso di nausea. Aveva la schiena madida e la fronte imperlata di sudore. Ampie chiazze scure sotto le ascelle rovinavano un'uniforme altrimenti impeccabile. Il cuore gli batteva coÂsì forte che, in quel silenzio, si chiese se lo sentisse anche Benny.
Fece un respiro profondo e afferrò con forza la maniglia. Spalancò la porta e si spostò in modo da lasciare a Benny la visuale completa dell'interno semibuio. Benny era ben piantato sulle gambe larghe e teneva le braccia tese davanti a sé con le mani strette intorno alla pistola, muovendo la testa per prendere la mira.
Non successe nulla. La portiera sbatté contro la fiancata del furgone. Il rumore metallico venne amplificato dal siÂlenzio dei dintorni e dalla strada senza auto. Del e Benny scrutarono il buio, cercando di mettere a fuoco la panca d'angolo in cui di solito viene fatto sedere il detenuto, assiÂcurato alla parete e al pavimento da spesse cinghie di cuoio.
«Cosa cavolo...» Del vide ondeggiare nel vuoto le cinÂghie tagliate.
«Che cazzo significa?» mormorò Benny avvicinandosi a poco a poco.
D'un tratto una figura alta e scura si scagliò su Benny rovesciandolo a terra. Albert Stucky si avvinghiò con i denti all'orecchio di Benny come un cane rabbioso. L'urlo del collega neutralizzò Del. Era come paralizzato. Le gamÂbe si rifiutavano di muoversi. Il cuore gli batteva all'imÂpazzata e non riusciva a respirare né tanto meno a pensare. Quando riuscì a estrarre la pistola, il detenuto era di nuovo in piedi. Avanzò verso Del e gli diede uno spintone colpendolo allo stomaco con un oggetto tagliente e affilato.
Il dolore gli esplose in tutto il corpo. Le mani non riÂspondevano più e l'arma gli scivolò tra le dita come acqua. Cercò di guardare Stucky negli occhi e vide il Male che lo fissava, freddo e scuro, un'entità a sé. Del avvertì sul volto il respiro caldo di quel demone. Quando abbassò lo sguarÂdo inquadrò la grande mano che ancora impugnava l'arÂma. Rialzò gli occhi ed ebbe il tempo di vedere il sorriso di Stucky mentre gliela affondava nella pancia.
Del cadde sulle ginocchia. Aveva la vista annebbiata e la figura alta si stava facendo sfocata. Riuscì ancora a vedere il furgone e Benny che si dimenava, poi tutto cominciò a girare e stramazzò a terra. Il cemento incandescente sfrigoÂlò a contatto con la camicia bagnata, ma era nulla in conÂfronto al calore che sentiva nelle viscere. Nello stomaco gli si sprigionò una fiammata, come se tutti i suoi organi inÂterni avessero preso fuoco. Adesso, sdraiato sul dorso, ve...
[ Pobierz całość w formacie PDF ]Pokrewne
- Home
- Alistair MacLean - Złota dziewczyna 1 - Złota dziewczyna, E Książki także, Alistair MacLean, Złota dziewczyna
- Aleksander Sołżenicyn - Dwieście lat razem t 1, E Książki także, Aleksander Sołżenicyn, Sołżenicyn Aleksander
- Al-Baz-Rania---Oszpecona, KSIĄŻKI(,,audio,mobi,rtf,djvu), Nowy folder, [TORRENTCITY.PL] Al-Baz Rania - Oszpecona [PL] [][]
- Aleksander Sołżenicyn - Oddział chorych na raka, E Książki także, Aleksander Sołżenicyn, Sołżenicyn Aleksander
- Alistair MacLean - Goodbye, Książki, Alistair MacLean
- Aldous Huxley - Nowy wspaniały świat, Książki, Nowy wspaniały świat, Wersja e-book
- Altman John - Obserwatorzy, E Książki także, Altman, John
- Albert Camus - Upadek, ►Dla moli książkowych, Camus, Albert
- Alexander Meg - Honor Rushforda, ROMANSE CZ2
- Alexandre Dumas - The Three Musketeers, angielski do sprawdzenia
- zanotowane.pl
- doc.pisz.pl
- pdf.pisz.pl
- osy.pev.pl